Nel febbraio del 1926, esattamente cento anni fa, nasceva Richard Matheson, definito da Stephen King il suo maestro e da Ray Bradbury uno degli scrittori più importanti del XX secolo grazie al talento versatile e ad una immaginazione che gli hanno permesso di creare storie ancora oggi attuali, un eterno presente come sono tutte le grandi storie della letteratura.
È stato sceneggiatore cinematografico e televisivo – è suo lo splendido racconto “Duel” portato al cinema Steven Spielberg e la celeberrima serie cult “Ai confini della realtà” – e ha scritto molti racconti e romanzi di ogni genere, dal giallo alla fantascienza, dall’horror al western. Eppure è difficile racchiudere Matheson in un genere specifico: nell’horror prova sempre a dare una sorta di ragionevolezza anche all’ignoto e nel fantasy e nella fantascienza tende a infondere concretezza e realismo alle situazioni narrate; ha uno stile non enfatico e barocco, ma è proprio la sua asciuttezza ad essere efficace e in grado di accompagnare magnificamente la struttura narrativa e l’evoluzione dei personaggi, affondando la penna anche nel mondo dolente e profondo dell’interiorità.
Il suo primo romanzo esce nel 1953; l’anno seguente pubblica “Io sono leggenda” che gli regala un grande successo: la vicenda dell’eroe solitario che, unico superstite, cerca di sopravvivere in un mondo dominato da una massa di esseri privi di vera vita che vogliono trascinarlo nel loro stesso abisso, mette in atto un innovativo capovolgimento del classico schema da storia di vampiri che si muovono tra i vivi, per cui rappresentano una minaccia sfuggente ma costante.
Il suo mondo anomalo si arricchisce nel 1956 con il romanzo “Tre millimetri al giorno”, il cui titolo originale “L’incredibile uomo che si restringe” riprende gli incredibili personaggi del circo, i freaks, i fenomeni da baraccone. Una storia magnifica e terribile, poetica e crudele. Scott è su una barca quando vede avvicinarsi una strana nebbia, è come una barriera di spuma che lui vorrebbe evitare ma non ci riesce e la foschia lo avvolge lasciandogli sul corpo tante goccioline lucenti e un curioso bruciore sulla pelle. Così inizia la sua storia. Per qualche giorno non succede niente, ma a un certo punto ha l’impressione di rimpicciolirsi, si misura e scopre che davvero si restringe di tre millimetri al giorno. Pian piano ogni cosa cambia nella sua vita, a partire dal rapporto con la moglie e la figlia, con i vicini da cui si nasconde; viene sottoposto a numerosi controlli medici da cui tuttavia non risulta nulla di strano eppure continua a rimpicciolire, diventando presto un fenomeno da compatire, isolare o prendere in giro. Mentre si dibatte tra vergogna, fatica e solitudine, il suo orizzonte di vita si fa sempre più ristretto e la battaglia per sopravvivere sempre più estenuante, come quando – ormai finito in cantina – deve lottare contro un ragno enorme, nero e velenoso; ma ci sono anche scene commoventi, come l’avventura amorosa con una donna nana di un circo di passaggio: “sarò uno scherzo di natura, ma ho ancora bisogno d’amore” ammette ansimando alla moglie, chiedendole solo una notte di pace e di libertà in una piccola roulotte con mobili su misura per lui. La storia di Scott si conclude con un finale inaspettato e geniale che rende onore a tutto il romanzo.
Come dice Stephen King, l’horror racconta le terribili alternative alla normalità, alternative che però diventano metafore perfette della condizione umana e così è il romanzo di Matheson: parla di noi, del nostro destino, dell’invecchiamento, della solitudine e della sofferenza di chi diventa invisibile, isolato, oggetto al massimo di compatimento, in fondo un peso. È una parabola perfetta che, pur essendo fantastica ovvero irrealistica, è capace di raccontare in modo potente e illuminante la realtà di tutti. Anzi, la verità dell’essere umano.









