Agatha Christie vanta molti primati: regina del romanzo poliziesco britannico, che riesce a innovare attraverso trame inconsuete ricche di colpi di scena, tanto che diventa difficile per il lettore comprendere in anticipo la soluzione dell’enigma; creatrice di storie e di investigatori – Hercule Poirot e Miss Marple – di appeal internazionale ma al tempo stesso molto britannici; scrittrice più tradotta di tutti i tempi, in decine di lingue, e una delle più vendute in assoluto; unica autrice di gialli ad aver ricevuto nel 1971 il titolo nobiliare di dama dell’impero britannico, al tempo la massima onorificenza per una donna. Record dovuti al suo talento fatto di arguzia e intelligenza, al suo spirito di osservazione, al suo interesse verso le persone e alla sua immensa produzione letteraria che comprende sessantasei romanzi – escludendo i primi, scritti sotto lo pseudonimo di Mary Westmacott –, moltissime novelle e più di trenta opere teatrali, nonostante avesse sempre detto di scrivere per mero passatempo “se dovessi dire la verità, non mi sono mai considerata una vera scrittrice”. Nelle sue storie ha raccontato la morte, il delitto, l’inganno, di contro era una donna piena di vita, avventurosa, gentile, timida, appassionata del genere poliziesco come fosse un esercizio, una sfida per la letteratura: infatti fu sempre capace di tenere ben separate le sue attività: di scrittrice da un lato e di donna, moglie, madre e viaggiatrice dall’altro.
Nasce nel 1890 a Torquay, nel Devonshire, da una famiglia della ricca borghesia e qui trascorre un’infanzia serena, come ha scritto lei stessa nella sua autobiografia, con due genitori amorevoli e una madre che, nello spazioso giardino della villa, le leggeva romanzi polizieschi e gotici; la morte del padre, quando Agatha ha soltanto undici anni, svela alla famiglia difficoltà economiche insospettate e questo spingerà la madre, dopo averle fatto studiare canto e portamento a Parigi, a organizzarle il debutto in società in Egitto, un paese certamente più economico dell’Inghilterra.
Quando torna a Torquay, Agatha conosce Archie Christie, un pilota dei Royal Flying corps; si sposano nel 1914 ma, allo scoppio del conflitto mondiale, lui viene mandato in guerra e lei, dopo aver fatto volontariato alla Croce Rossa, entra a far parte dell’organico della farmacia dell’ospedale, dove riceve una formazione come farmacista: sarà un’esperienza fondamentale perché imparerà tutto sui veleni che ritroveremo al centro di molte sue storie, a cominciare dalla stricnina del primo romanzo “Poirot a Styles Court”. Finita la guerra, Archie viene incaricato di fare il giro delle colonie inglesi per promuovere un’esposizione commerciale e convincere commercianti, agricoltori e mercanti a visitare Londra, dove sarà allestita nel 1924. Il viaggio durerà un anno intero, un’esperienza importante e preziosa, fonte di ispirazione per tutta la vita della scrittrice, che lo vive con curiosità e spirito di avventura: alcune foto la immortalano fiera mentre fa surf a Honolulu. Al ritorno a casa, la sua carriera inizia a decollare e con i primi guadagni realizza un grande desiderio: acquistare un’auto tutta sua con cui poter essere indipendente, un atto di libertà totale, emblema di una donna moderna, coraggiosa e anticonformista. Ma di lì a breve dovrà affrontare il periodo più buio della sua vita: nel 1926 la madre muore e poco dopo il marito la lascia per un’altra donna; a questo periodo si fa risalire l’episodio famoso della sua presunta scomparsa, un fatto di cui non parla neanche nella sua autobiografia perché ha sempre detto di voler dimenticare i fatti più traumatici. Possiamo pensare che si sia voluta vendicare del marito mettendo in scena la storia più bella di tutte, molto vittoriana, di una donna tradita che ha un esaurimento nervoso, fa un incidente con l’auto, perde la memoria e poi viene ritrovata dopo quasi due settimane in un albergo di periferia. Una magnifica trovata narrativa? Chissà.
Gli anni ‘30 segnano il culmine della sua carriera di scrittrice: con una regolarità e una lena narrativa incredibili, scrive e pubblica uno o due libri l’anno, a volte persino tre. Con il successo dei suoi romanzi e l’indipendenza economica, decide di partire per un’altra avventura alla scoperta di luoghi sconosciuti e in fondo anche di se stessa, e a quei tempi una donna divorziata che parte da sola era un evento eccezionale, significava rompere tutte le convenzioni. Sale sull’Orient Express e va verso oriente, arriva a Istanbul, poi a Bagdad che al tempo era una colonia inglese, visita la Siria, esperienze che saranno di ispirazione per molti suoi libri, a cominciare dal più celebre “Assassinio sull’Orient Express”, tradotto in 40 lingue e con al centro le indagini del detective Poirot.
In Iraq conosce il professore archeologo Max Mallowan che guida la campagna di scavi: rimane affascinata dal suo lavoro e dalla magia del passato che riaffiora in superficie, lui è attratto dalla singolarità di questa donna indipendente, sagace, curiosa; si sposano nel 1930, anche se lui ha solo 26 anni e lei già 40, ma tra loro c’è una grande sintonia, lei sostiene economicamente la campagna di scavi, diventa presto un membro della squadra del marito, lavora, fa fotografie, documenta tutto con passione e rappresenta un prezioso elemento di integrazione con la gente del posto verso cui è gentile, accogliente.
Al centro delle sue storie gialle, c’è il celebre e geniale detective Hercule Poirot, ex funzionario belga che si è rifugiato a Londra dopo la guerra, con i suoi baffetti impomatati, i modi eleganti, lo spirito di osservazione, le sue manie. E c’è l’anziana e pacata Miss Marple, che oltre ad avere uno spiccato senso dell’umorismo e una grande passione per il giardinaggio, è capace di risolvere i casi più insoliti in cui si imbatte. La Christie ama il personaggio di Miss Marple, attraverso di lei rivendica il ruolo e il valore delle donne di una certa età, libere e indipendenti come lei, scevre dai lacci delle convenzioni.
Continua a viaggiare ma ritorna sempre nel suo Devonshire ed è qui che insieme al marito, docente a Oxford, compra una casa per le vacanze estive, una villa di fine 700 circondata da un ampio giardino che degrada verso il fiume; una casa specchio delle loro passioni, piena di oggetti e quadri presi durante i viaggi, colma di ricordi, un mondo intero in miniatura. Mi ritrovo in questo amore per i viaggi e al tempo stesso per la propria casa, in questa curiosità per gli altri popoli e nel piacere di passare le giornate in famiglia, partire e ritornare, lasciare e ritrovare, in una combinazione armoniosa tra gusto dell’avventura e il piacere semplice della quotidianità nel luogo in cui è nata e cresciuta.
Scrive molto anche per il teatro e con la sua consueta passione va alle prove e partecipa ai casting; “Trappola per topi” è la sua opera più importante andata in scena per la prima volta nel 1952 all’Ambassadors Theatre di Londra e da allora, per 70 anni ininterrottamente, il sipario si è alzato su questa commedia gialla senza tempo e di straordinaria efficacia scenica, impregnata di suspense e ironia, e abitata da personaggi bizzarri e ambigui, vivi ieri come oggi perché i conflitti, le ferite, i segreti che ognuno di loro svela o nasconde riguardano l’uomo di ogni tempo.
Talento, acume, originalità, contemporaneità: sono questi gli ingredienti che fanno di Agatha Christie, ancora oggi a distanza di più di 100 anni, una scrittrice moderna e straordinaria, universale e immortale.
