{"id":548,"date":"2025-12-27T15:47:14","date_gmt":"2025-12-27T14:47:14","guid":{"rendered":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/?p=548"},"modified":"2026-02-14T11:54:03","modified_gmt":"2026-02-14T10:54:03","slug":"toni-morrison-lottare-con-la-penna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/?p=548","title":{"rendered":"Toni Morrison. La scrittura come battaglia"},"content":{"rendered":"\n<p>\u201cSono cresciuta tra persone che raccontavano storie, ero abituata ad ascoltarle. Anche noi venivamo chiamati a fare la nostra parte, dovevamo interpretarle, modellarle, recitarle. Spesso erano storie terribili di fantasmi, in una combinazione di realt\u00e0 e magia. In queste storie c\u2019\u00e8 un ritmo, un silenzio, uno spazio, il riposo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Toni Morrison, il cui vero nome era Chloe Ardelia (o Anthony, le fonti sono discordanti) Wofford, \u00e8 stata la prima scrittrice afroamericana a vincere il Nobel per la Letteratura nel 1993 con il romanzo \u201cAmatissima\u201d che pochi anni prima aveva ottenuto anche il Premio Pulitzer. Nata negli anni \u201930 nell\u2019America del segregazionismo e della discriminazione, discendente da schiavi, parte di una minoranza povera ed emarginata, trasforma questa esperienza in una riflessione universale sul potere e la disuguaglianza, sul maschilismo e la memoria, sul valore delle donne e l\u2019importanza della comunit\u00e0, sulla oppressione e le ingiustizie subite dal suo popolo; la cultura afroamericana \u00e8 nata nella violenza e nella prevaricazione, \u00e8 una cultura ferita, inseguita da fantasmi e crisi d\u2019identit\u00e0, formata da secoli di schiavit\u00f9 e milioni di vittime. \u00c8 di questo che parlano i suoi libri, in cui la realt\u00e0 \u00e8 mescolata a riferimenti folklorici o situazioni surreali: con forza visionaria e spessore poetico, usa la scrittura come strumento di lotta e di denuncia per <em>raddrizzare<\/em> la storia, per fare in modo che abbia un senso, per ricordare com\u2019era vivere in un paese totalmente disumanizzato.<\/p>\n\n\n\n<p>Al centro di \u201cAmatissima\u201d troviamo Sethe, una schiava che cerca di fuggire ma il padrone riesce a catturarla e lei, per evitare che la figlioletta subisca lo stesso destino crudele, la uccide. Potevano prendere lei, ma non la sua parte migliore, pulita, magica: sua figlia. L\u2019ispirazione a scrivere questo romanzo le venne da un fatto di cronaca: una schiava, fallita la fuga verso la libert\u00e0, tent\u00f2 di uccidere i suoi quattro figli \u2013 ne mor\u00ec uno soltanto \u2013 per liberarli dall\u2019orrore della schiavit\u00f9 e sub\u00ec un processo che mise in moto un dibattito feroce tra abolizionisti e schiavisti. Questi ultimi si rifiutavano di condannarla per omicidio, perch\u00e9 uccidere significa essere responsabile delle proprie azioni e responsabile dei propri figli tanto da decidere di ammazzarli; l\u2019accusa era invece di furto, perch\u00e9 la schiava aveva rubato se stessa e i suoi figli al padrone. La schiava \u00e8 un bene o una persona? Una propriet\u00e0 o un essere umano?<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cI bianchi credevano che, qualunque fosse la loro educazione, sotto ogni pelle scura si nascondesse una giungla. Acque vorticose non navigabili, babbuini che si dondolavano gridando, serpenti addormentati, gengive rosse pronte a succhiare il loro sangue dolce di bianchi. In un certo senso, pens\u00f2, avevano ragione. Pi\u00f9 la gente di colore si sforzava di convincerli di quanto fossero gentili, intelligenti e affettuosi, umani, pi\u00f9 si usavano a pretesto per persuadere i bianchi di qualcosa che i negri credevano fosse fuori discussione, e pi\u00f9 la giungla dentro si faceva fitta e intricata. Ma non era la giungla che i negri avevano portato con s\u00e9 in quel posto dall&#8217;altro posto (vivibile). Era la giungla che i bianchi avevano piantato loro dentro. E cresceva. E si allargava, si allargava prima, durante e dopo la vita, fino a coinvolgere i bianchi stessi che l&#8217;avevano creata. Li rendeva crudeli, stupidi, pi\u00f9 di quanto non volessero esserlo, tanto erano spaventati da quella giungla di loro creazione. I babbuini urlanti vivevano sotto la loro pelle bianca, le gengive rosse erano le loro.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Come scrittrice ha raccontato la storia della sua gente e come editor per la casa editrice Random House di New York, una collaborazione lunga vent\u2019anni, ha aiutato molti autori afroamericani a pubblicare i loro racconti. Al tempo stesso ha continuato a lavorare in varie universit\u00e0, fino a ottenere la cattedra nella prestigiosa Universit\u00e0 di Princeton, dove ha insegnato scrittura creativa.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua vita, i suoi libri, la sua voce: tutto in Toni Morrison ha contribuito alla lotta per i diritti civili, ha promosso una nuova prospettiva sulla societ\u00e0 e sulla storia, ha offerto dignit\u00e0 e rispetto al suo popolo e in particolare alle donne. Ricordare per lei era un dovere, scavare e portare alla luce come un\u2019archeologa; la memoria \u00e8 il fulcro della lotta per la giustizia perch\u00e9 \u201cse uccidi gli antenati, sei morto anche tu\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cSono cresciuta tra persone che raccontavano storie, ero abituata ad ascoltarle. Anche noi venivamo chiamati a fare la nostra parte, dovevamo interpretarle, modellarle, recitarle. Spesso erano storie terribili di fantasmi, in una combinazione di realt\u00e0 e magia. In queste storie c\u2019\u00e8 un ritmo, un silenzio, uno spazio, il riposo\u201d. 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