{"id":509,"date":"2025-09-02T14:33:35","date_gmt":"2025-09-02T12:33:35","guid":{"rendered":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/?p=509"},"modified":"2025-09-02T15:08:11","modified_gmt":"2025-09-02T13:08:11","slug":"goliarda-sapienza-la-disobbediente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/?p=509","title":{"rendered":"Goliarda Sapienza. La disobbediente"},"content":{"rendered":"\n<p>Mi appassiona da sempre la vita di autori e artisti che sono morti da sconosciuti dopo aver tentato invano di farsi apprezzare o pubblicare, il cui bagaglio di sofferenze \u00e8 la radice di capolavori che vengono scoperti e amati soltanto postumi \u2013 come un regalo beffardo del destino \u2013, che pagano a caro prezzo la coerenza, la libert\u00e0, l\u2019innovazione, che preferiscono spezzarsi che piegarsi a ideali o mode in cui non si riconoscono. Certe vite toccano nel profondo, mi commuovono persino.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1976, dopo quasi dieci anni di lavoro, Goliarda Sapienza \u2013 una scrittrice praticamente sconosciuta \u2013 porta a termine \u201cL\u2019arte della gioia\u201d, un romanzo di 800 pagine unico, rivoluzionario, intriso di scandalo, in cui racconta la saga lunga quasi un secolo di Modesta, la sua eroina assetata di libert\u00e0 che trasgredisce ogni legge per realizzare i suoi desideri e il suo ideale di grandezza femminile. Ma l\u2019opera viene rifiutata da tutti gli editori italiani che la giudicano impubblicabile e Goliarda muore d\u2019infarto venti anni dopo senza riuscire a vederla stampata.<\/p>\n\n\n\n<p>Era nata nel 1924 a Catania in una famiglia di formazione anarchico rivoluzionaria: il padre Giuseppe Sapienza era un avvocato socialista e la madre Maria Giudice una figura di spicco, sindacalista al centro delle grandi lotte dei primi del \u2018900. Dalla madre prende lo spirito della ribellione, dal padre la libert\u00e0 da ogni vincolo sociale: \u00e8 lui a impedirle di frequentare la scuola per non farla diventare una <em>cretina<\/em> ammaestrata; a casa riceveva un\u2019educazione alternativa dai fratelli colti, mitteleuropei, rigorosi, atei. Arrivata a Roma poco pi\u00f9 che adolescente, frequenta l\u2019Accademia nazionale d\u2019arte drammatica, fa esperienze d\u2019attrice in teatro e al cinema con Luchino Visconti e soprattutto con <em>Citto<\/em>, il regista Francesco Maselli, che sar\u00e0 il suo compagno per quasi vent\u2019anni. Ma alla fine abbandona quel mondo e sceglie la scrittura, preferisce la parola alla macchina da presa. Fondamentale \u00e8 l\u2019incontro nel 1975 con Angelo Pellegrino di ventitr\u00e9 anni pi\u00f9 giovane: sar\u00e0 marito, compagno, alleato, fedele e convinto sostenitore del valore della sua opera; Goliarda finisce di scrivere \u201cL\u2019arte della gioia\u201d a Gaeta, nella casa di lui, piccola, invasa da carte e posaceneri colmi di mozziconi di sigarette, ma con una terrazza affacciata sul mare. \u201cScendeva sulla spiaggia, apriva il suo lettino e vi si sedeva in punta, proprio sul bordo. Non si sdraiava mai. Guardava il mare e fumava Muratti Ambassador. Per minuti e minuti fissava un punto lontano, poi, all\u2019improvviso, estraeva i fogli dalla sua borsa e iniziava a scrivere\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutte scelte, letterarie e di vita, che paga a caro prezzo perch\u00e9 portano con s\u00e9 isolamento, lunghe depressioni, difficolt\u00e0 economiche, poi delusioni affettive, professionali, letterarie; per furto finir\u00e0 anche in carcere un paio di mesi, un\u2019esperienza ricordata da lei quasi con riconoscenza perch\u00e9 in un certo modo la libera di quell\u2019imborghesimento che l\u2019aveva allontanata dalla vita vera, di un lavoro troppo intellettuale che recide e fa sparire <em>le mani<\/em>, come disse in un\u2019intervista; infine gli ultimi anni sono dominati dall\u2019ansia crescente nel vedere l\u2019accumularsi di lettere di rifiuto al suo romanzo, a questa sua \u201cbambina nata morta che per\u00f2 deve vivere a tutti i costi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Modesta, la protagonista, nasce in una famiglia povera da cui non smette per tutta la vita di volersi emancipare per diventare una donna libera e realizzata, un percorso costellato di ribellione, piacere sessuale, omicidi, amore per donne e uomini, potere, spregiudicatezza. Dopo lo stupro sub\u00ecto da ragazzina da parte di un uomo che afferma di essere suo padre, d\u00e0 fuoco alla baracca lasciando morire la madre e la sorella: fin dalle prime pagine la penna di Goliarda non \u00e8 leggera e continua cos\u00ec quando Modesta va in convento e infine quando si trasferisce nella villa della principessa Brandiforti fino a prenderne il controllo, come \u201cun buon vecchio monarca\u201d. La libert\u00e0 sopra ogni cosa. Goliarda rifiuta del tutto le norme dell\u2019epoca e le aspettative degli editori, il suo risulta un libro sconcertante, scandaloso, in cui Modesta va avanti nella sua battaglia di realizzazione senza sensi di colpa, senza tentennamenti, sfidando ogni convenzione, \u201cvolendo forgiare un destino non in senso neo liberare, io contro tutti, ma anche volendo generare una trasformazione nel mondo\u201d. Come romanzo non obbedisce ad alcuna regola, a volte \u00e8 barocco, a volte \u00e8 scarno, una libert\u00e0 stilistica coerente con la libert\u00e0 della protagonista; un romanzo anarchico che si ribella a ogni forma di autorit\u00e0 morale, a ogni tentativo di imporre una lezione, di fornire una linea di condotta. Ma l\u2019Italia degli anni \u201870 e \u201880 \u00e8 un paese tormentato \u2013 sono gli anni di piombo \u2013 e un pensiero sovversivo e per giunta di una donna non pu\u00f2 essere accettato. Eppure \u00e8 la stessa epoca di \u201cLolita\u201d di Nabokov, dunque possiamo pensare che pi\u00f9 che la trama o le scene eccessive \u2013 in cui c\u2019\u00e8 un elemento narrativo di cui tener conto, le azioni di Modesta hanno un senso simbolico, necessario sul piano drammaturgico \u2013 \u00e8 il pensiero controcorrente di una donna a rappresentare il problema e il fatto che una donna possa sottolineare con sprezzo delle regole e audacia quanto la societ\u00e0 sia prigioniera di stereotipi.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019editore Stampa Alternativa ne pubblica una piccola parte nel \u201894 ma, dopo la morte di Goliarda, il marito decide di stamparne un migliaio di copie a sue spese; il libro poco dopo arriva in Germania e poi in Francia ed \u00e8 qui che avviene il miracolo inseguito per trent&#8217;anni: pubblicato nel 2005, diventa nel giro di una manciata di mesi un fenomeno letterario e quando Angelo Pellegrino passa davanti alle vetrine delle librerie francesi in cui \u00e8 in bella mostra, letto amato consigliato, si commuove fino alle lacrime. In pochi anni viene riconosciuto come un grande classico contemporaneo (in Italia viene pubblicato solo nel 2008 da Einaudi): pi\u00f9 che un semplice libro \u00e8 un\u2019esperienza di lettura, un romanzo di formazione e di trasformazione, l&#8217;avventura libera, contestatrice e strabordante di una donna che prima non esisteva in letteratura, una storia di oggi scritta nei primi anni \u201970.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIl male sta nelle parole che la tradizione ha voluto assolute, nei significati snaturati che le parole continuano a rivestire. Mentiva la parola amore, esattamente come la parola morte. Mentivano molte parole, mentivano quasi tutte. Ecco che cosa dovevo fare: studiare le parole esattamente come si studiano le piante, gli animali&#8230; E poi, ripulirle dalla muffa, liberarle dalle incrostazioni di secoli di tradizione, inventarne delle nuove, e soprattutto scartare per non servirsi pi\u00f9 di quelle che l\u2019uso quotidiano adopera con maggiore frequenza, le pi\u00f9 marce, come: sublime, dovere, tradizione, abnegazione, umilt\u00e0, anima, pudore, cuore, eroismo, sentimento, piet\u00e0, sacrificio, rassegnazione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>(interviste e testimonianze nel documentario &#8220;L&#8217;arte della gioia&#8221;, Sky)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi appassiona da sempre la vita di autori e artisti che sono morti da sconosciuti dopo aver tentato invano di farsi apprezzare o pubblicare, il cui bagaglio di sofferenze \u00e8 la radice di capolavori che vengono scoperti e amati soltanto postumi \u2013 come un regalo beffardo del destino \u2013, che pagano a caro prezzo la&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":510,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-509","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-senza-categoria"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/509","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=509"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/509\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":516,"href":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/509\/revisions\/516"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/510"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=509"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=509"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=509"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}