{"id":346,"date":"2024-12-13T14:43:33","date_gmt":"2024-12-13T13:43:33","guid":{"rendered":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/?p=346"},"modified":"2024-12-13T14:46:37","modified_gmt":"2024-12-13T13:46:37","slug":"labruzzo-di-flaiano-pomilio-silone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/?p=346","title":{"rendered":"L&#8217;Abruzzo di Flaiano, Pomilio, Silone"},"content":{"rendered":"\n<p>Siamo le nostre radici e la nostra storia. Un terreno comune e una memoria collettiva che non dobbiamo dimenticare. Ieri come oggi l\u2019Abruzzo vive nei romanzi, nelle storie e nelle opere d\u2019arte di artisti che hanno dato prestigio alla nostra terra e offerto un contributo fondamentale alla cultura in Italia; l\u2019Abruzzo inteso come terra e insieme sentimento, una realt\u00e0 geografica storica e culturale e al tempo stesso uno stato mentale ed emotivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Alcuni scrittori, differenti tra loro, sono accumunati dall\u2019aver lasciato la terra natia trovando successo e vita altrove, mantenendo per\u00f2 intatto il ricordo dell\u2019Abruzzo, un bagaglio prezioso che spesso rivive nei loro scritti. Molti sono legati da questo doppio filo: nostalgia e spirito libero, personalit\u00e0 spiccata e insieme amore per le origini. Mario Pomilio, Ennio Flaiano, Ignazio Silone: tutti e tre, per motivi diversi, hanno lasciato la loro terra conservando un ricordo vivo, nostalgico e intenso delle proprie radici.<\/p>\n\n\n\n<p>Mario Pomilio era un uomo garbato, inquieto, una grande anima abruzzese, sensibile e cordiale. Un intellettuale che sfugge a facili definizioni e che racchiude nelle sue opere la complessit\u00e0, le contraddizioni e le inquietudini del Novecento. \u00c8 nato a Orsogna, poi si \u00e8 trasferito ad Avezzano, ha viaggiato e studiato sia in Italia che all\u2019estero e gran parte della vita l\u2019ha vissuta a Napoli come insegnante di letteratura. Geograficamente si \u00e8 sempre sentito uno sradicato, eppure l\u2019Abruzzo \u00e8 stato parte integrante della sua storia personale: \u201cHo pensato al Fucino come a una specie di scuola, per quel che mi ha insegnato, per come mi ha rovesciato problematiche e prospettive: una scuola nel senso del sociale, ma anche nel senso dell\u2019umilt\u00e0. Vi ho appreso un linguaggio, vi ho capito sentimenti, ho potuto spogliarmi di almeno una parte della mia crosta di giovane intellettuale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ennio Flaiano, sceneggiatore, giornalista, scrittore, umorista, drammaturgo, vincitore nel 1947 del primo Premio Strega con il romanzo \u201cTempo di uccidere\u201d, si \u00e8 sempre sentito nel profondo un abruzzese, orgoglioso di radici che gli scorrevano nel sangue. Era nato a Pescara, a poche decine di metri dalla casa di Gabriele D\u2019Annunzio, ma a diciotto anni si trovava gi\u00e0 a Roma, emigrante intellettuale senza neanche la speranza di poter tornare indietro. Famose e intense le parole che scrisse in una lettera all\u2019amico Scarpitti: \u201cTra i dati positivi della mia eredit\u00e0 abruzzese metto la tolleranza, la piet\u00e0 cristiana, la benevolenza dell\u2019umore, la semplicit\u00e0, la franchezza nelle amicizie. Quel senso ospitale che \u00e8 in noi, un po\u2019 dovuto alla conformazione di una terra isolata, diciamo addirittura un\u2019isola, un\u2019isola schiacciata tra un mare esemplare e due montagne che non \u00e8 possibile ignorare, monumentali e libere: se ci pensi bene, il Gran Sasso e la Majella sono le nostre basiliche, che si fronteggiano in un dialogo molto riuscito e complementare. Tra i dati negativi della stessa eredit\u00e0: il sentimento che tutto \u00e8 vanit\u00e0, ed \u00e8 quindi inutile portare a termine le cose, inutile far valere i propri diritti; e tutto ci\u00f2 misto a un senso profondo della giustizia e della grazia, a un\u2019accettazione della vita come preludio alla sola cosa certa, la morte: da qui il disordine quotidiano, l\u2019indecisione. Bisogna prenderci come siamo, gente rimasta di confine\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Nostalgia della propria terra e libert\u00e0 di pensiero li ritroviamo anche nell\u2019altro grande abruzzese, Ignazio Silone, che rimase fedele per tutta la vita ai luoghi dell\u2019infanzia e dell\u2019adolescenza, la Marsica il Fucino l\u2019Abruzzo, nonostante avesse dovuto abbandonarli appena ragazzo, colpito da lutti familiari e privato della casa e dei beni materiali a causa del violento terremoto del 1915. \u201cTutto quello che m\u2019\u00e8 avvenuto di scrivere, e probabilmente tutto quello che ancora scriver\u00f2, bench\u00e9 io abbia viaggiato e vissuto a lungo all\u2019estero, si riferisce unicamente a quella parte della contrada che con lo sguardo si poteva abbracciare dalla casa in cui nacqui\u201d. Le sue opere raccontano e denunciano l\u2019immobilismo della civilt\u00e0 meridionale, l\u2019abbandono delle classi povere da parte dello Stato e l\u2019oppressione dei padroni sui poveri contadini, chiamati con disprezzo \u201ccafoni\u201d perch\u00e9 quando indossavano i pantaloni, non potendosi permettere una cinta, erano costretti a usare una fune (\u201cca fune\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Ha perseguito tutta la vita i valori di giustizia, onest\u00e0, verit\u00e0, rispetto per tutti, specialmente per i deboli; \u00e8 sempre rimasto un difensore della libert\u00e0 e un credente nella liberazione della povera gente dalla miseria e dalle vessazioni dei potenti. Intendeva la scrittura come lotta e la libert\u00e0 come possibilit\u00e0 di dubitare, sbagliare, sperimentare, dire no a qualsiasi autorit\u00e0, artistica filosofica religiosa e anche politica. Si sentiva profondamente abruzzese, riconoscendo nel suo carattere la storia oscura e penosa di un ambiente naturale quanto mai aspro, tra i pi\u00f9 tormentati dal clima, dalle alluvioni, dai terremoti. Diceva che il carattere degli abruzzesi \u00e8 portato a resistere al dolore, alla delusione, alla disgrazia, ad accettare la <em>croce<\/em> come elemento inscindibile della condizione umana. \u201cMi piacerebbe di esser sepolto cos\u00ec, ai piedi del vecchio campanile di San Berardo, a Pescina, con una croce di ferro appoggiata al muro e la vista del Fucino, in lontananza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, abruzzesi nel cuore e universali nelle opere, narratori della loro epoca eppure eterni nelle storie e nel valore dato alla cultura di un intero paese. Ed \u00e8 questo il senso della grande Letteratura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Siamo le nostre radici e la nostra storia. Un terreno comune e una memoria collettiva che non dobbiamo dimenticare. 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