{"id":216,"date":"2024-02-07T15:29:43","date_gmt":"2024-02-07T14:29:43","guid":{"rendered":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/?p=216"},"modified":"2024-02-07T15:39:19","modified_gmt":"2024-02-07T14:39:19","slug":"h-c-andersen-lo-spirito-immaginifico-di-un-brutto-anatroccolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/?p=216","title":{"rendered":"H. C. Andersen: lo spirito immaginifico di un brutto anatroccolo"},"content":{"rendered":"\n<p>Entusiasmo e malinconia, coraggio e paura, creativit\u00e0 e solitudine: sono tante le sfumature anche discordanti di un personaggio dall\u2019aspetto sgraziato ma dalla fantasia inesauribile: Hans Christian Andersen ha scritto racconti, poesie, romanzi, resoconti di viaggi e soprattutto fiabe, tra le pi\u00f9 lette e tradotte nel mondo, con diversi adattamenti per il cinema e il teatro. Ma la sua vita non \u00e8 stata altrettanto avvincente. Le difficolt\u00e0 e la precariet\u00e0 con cui \u00e8 cresciuto, la solitudine che lo ha sempre accompagnato \u2013 nonostante le molte amicizie prestigiose \u2013 e il suo carattere eccentrico e anticonformista lo hanno fatto sentire spesso emarginato, un diverso, in amore tenuto a distanza o umiliato. William Bloch, autore e regista teatrale danese, lo descrive come un personaggio strano e bizzarro, con gambe e braccia lunghe e magre e un naso enorme a dominare il volto.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella zona popolare della cittadina di Odense in cui Andersen nasce nel 1805, nell\u2019isola danese di Fyn, le abitazioni non hanno acqua n\u00e9 riscaldamento e nella stessa casa angusta e fredda vivono ben cinque famiglie. Il padre cerca di mantenere la famiglia lavorando come calzolaio, ma guadagna poco e soffre di depressione, mentre la religiosit\u00e0 della madre, pi\u00f9 grande del marito di una decina di anni, sfocia spesso nella superstizione; la gente li considera eccentrici e stravaganti, e anche il figlio subir\u00e0 lo stesso destino. Il piccolo Hans cresce tra povert\u00e0 e privazioni, eppure i genitori sono amorevoli con lui: il padre \u00e8 istruito e appassionato di teatro, letteratura, politica, a casa gli costruisce un teatrino e passa le serate a raccontargli storie, la madre lo incentiva a studiare, a usare l\u2019immaginazione; nonostante le ristrettezze e la fatica di sopravvivere, una volta l\u2019anno i genitori lo portano a teatro ed \u00e8 qui che Hans scopre un mondo di fantasia che lo affascina e cattura. Inizia a scrivere storie che se da un lato prendono spunto dai racconti popolari, dall\u2019altro appaiono subito originali e insolite, un materiale fiabesco atipico perch\u00e9 non racconta di re e principesse ma al centro ha piccole cose della vita quotidiana della sua infanzia, persone comuni e animali, il tutto raccontato con un linguaggio semplice e un certo ottimismo di fondo, sebbene affronti anche temi come la morte, il dolore, la sconfitta. Questo piccolo idillio familiare protetto dalla dura realt\u00e0 quotidiana non durer\u00e0 molto: il padre \u00e8 costretto a partire per la guerra perch\u00e9 al tempo la Danimarca \u00e8 alleata della Francia nelle guerre napoleoniche e quando Napoleone perde, trascina con s\u00e9 la Danimarca che deve rinunciare al controllo della Norvegia e della sua intera flotta, diventando in pratica un piccolo stato ininfluente. Al ritorno dalla guerra, il padre \u00e8 distrutto e morir\u00e0 a poco pi\u00f9 di trent\u2019anni; il piccolo Hans ne ha soltanto undici e il dolore e il vuoto per la perdita del padre lo spingeranno a scrivere una fiaba triste su un soldatino di stagno rimasto con una gamba sola, una delle tante fiabe che traggono ispirazione dalla sua vita, storie senza un lieto fine a conferma di quella visione malinconica dell\u2019esistenza che lo accompagner\u00e0 sempre. Per mantenere la famiglia, la madre accetta di lavorare come lavandaia ma, rimanendo ogni giorno all\u2019aperto con le mani immerse nel gelo delle acque del nord, per sopportare il freddo inizia a bere. Questa \u00e8 la faticosa situazione in cui Andersen matura l\u2019idea di voler andare via e di costruirsi un futuro diverso, lasciandosi alle spalle il passato. A soli quattordici anni utilizza tutti i suoi risparmi e parte alla volta di Copenaghen senza mai voltarsi indietro. Gli inizi nella grande citt\u00e0 sono molto difficili, chiede l\u2019elemosina per sopravvivere e prende in affitto una stanzetta in una zona dove vivono pescatori e prostitute. Per diventare famoso, che \u00e8 e rimarr\u00e0 il suo pi\u00f9 grande desiderio, la spinta vitale che lo sprona a resistere e ad andare avanti, canta e balla in eleganti salotti della citt\u00e0: sono performance strane, spesso persino imbarazzanti per chi le guarda, ma ai pi\u00f9 rimane simpatico e inizia a trovare mecenati e ricche famiglie disposti a sostenerlo, come il direttore del prestigioso teatro di Copenaghen che lo prende sotto la sua ala protettrice e ne incoraggia il talento creativo. \u00c8 in questo periodo che scrive la principessa sul pisello, che ha al centro l\u2019amore tra due ragazzi. Andersen lotter\u00e0 con l\u2019amore per tutta la vita, rester\u00e0 celibe e le sue infatuazioni non verranno mai ricambiate: questo rimane un tratto particolare e molto discusso della sua vita, perch\u00e9 se \u00e8 vero che pubblicamente corteggia le donne \u2013 sempre quelle di fatto irraggiungibili \u2013 \u00e8 anche vero che sembra non fare mai sul serio, tanto che nelle lettere private rivela invece il suo amore per gli uomini; forse il suo grande amore fu il figlio del suo mecenate pi\u00f9 importante che per\u00f2, come tutti gli altri, lo tiene a distanza, lo rifiuta, lo umilia. La solitudine amorosa e le esperienze fallimentari lo traumatizzano, e si fa strada la consapevolezza sempre pi\u00f9 amara di essere in fondo un diverso, un emarginato: la fiaba sul brutto anatroccolo \u00e8 incentrata proprio sul tema della diversit\u00e0, dell\u2019accettazione, della fiducia in s\u00e9, ma se nella storia che racconta la diversit\u00e0 dell\u2019anatroccolo diventa un punto di forza, nella realt\u00e0 Andersen soffre per questa emarginazione, per l\u2019impossibilit\u00e0 di vivere appieno l\u2019amore, per la sensazione costante di non essere mai totalmente accettato.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli anni \u201830 dell\u2019800, sebbene la Danimarca sia ormai piccola e isolata sul piano politico ed economico, si assiste a una fase d\u2019oro per le arti e le scienze, le famiglie ricche promuovono e sostengono questo fiorire di creativit\u00e0 a cui partecipa lo stesso Andersen insieme ai tanti autori, filosofi e pittori che hanno dato lustro alla Danimarca, come il filosofo Kierkegaard e i musicisti Franz Liszt e Robert Schumann, che Andersen conosce e frequenta. A questa et\u00e0 dell\u2019oro sul piano culturale non corrisponde tuttavia una grande libert\u00e0 di idee e comportamenti, anzi \u00e8 un\u2019era molto puritana, pervasa di una rigida moralit\u00e0, su cui la chiesa vigila e imprime il suo marchio basato sulla tradizione, le regole e il rifiuto di qualsiasi deviazione dalla norma. Forse questo \u00e8 uno degli stimoli che spinge Andersen a partire e poi a pubblicare straordinari resoconti di viaggi: il suo spirito curioso e inquieto lo porta a visitare luoghi dove in pochi erano stati, la Turchia ad esempio o il nord dell\u2019Africa; esplorare altri mondi rappresenta per lui una sorta di fuga dalla ristrettezza puritana della sua vita in Danimarca, rafforza la fiducia in se stesso, la voglia di scoprire e sperimentare, grazie al viaggio la sua diversit\u00e0 diventa forza creatrice, il coraggio si rafforza e tiene a bada la paura, la fantasia si allena, le idee dispiegano le ali come l\u2019anatroccolo alla fine della fiaba quando si unisce ai cigni, frulla le piume e rialza il collo slanciato. Nel frattempo la sua popolarit\u00e0 cresce e supera i confini del suo paese, si diffonde in Europa e in America, innumerevoli le traduzioni delle sue opere. A Parigi conosce Honor\u00e9 de Balzac e Victor Hugo, a Londra Charles Dickens che per\u00f2 si lamenter\u00e0 del suo carattere eccentrico e lamentoso e non risponder\u00e0 pi\u00f9 alle sue lettere. Andersen ama soprattutto l\u2019Italia, il sud in particolar modo e una delle sue fiabe pi\u00f9 celebri, la sirenetta, \u00e8 ispirata al paesaggio mediterraneo di questa parte del nostro paese. Tratta il tema dell\u2019amore, della perdita, del dolore, del vivere in un corpo sbagliato: si assomigliano molto lui e la sirenetta, cos\u00ec come tanti personaggi femminili delle sue storie ricordano il loro autore. Fiabe che si diffondono in tutto il mondo, lette dai bambini che ne apprezzano le storie narrate con un tono leggero e colloquiale, e dagli adulti che comprendono fino in fondo il vero significato di quei racconti spesso tristi e senza un lieto fine.<\/p>\n\n\n\n<p>Andersen \u00e8 un artista creativo a tutto tondo, un artista visivo, bravo come collagista, appassionato di d\u00e9coupage che realizza e poi regala alle famiglie amiche che lo ospitano in ville e castelli; gira sempre con un paio di forbici nella tasca, pronto a creare e a stupire gli ospiti.<\/p>\n\n\n\n<p>Verso la fine della sua vita la depressione contro cui non aveva mai smesso di lottare, come suo padre, prende il sopravvento, \u00e8 stanco, le forze lo abbandonano, si ammala e non pu\u00f2 pi\u00f9 viaggiare. Morir\u00e0 a 70 anni nel 1875 nella tenuta di amici e il funerale sar\u00e0 cos\u00ec pieno di persone, anche importanti e famose, che la chiesa non riuscir\u00e0 a contenerle tutte. Il suo lavoro influenzer\u00e0 scrittori di tutto il mondo e dar\u00e0 lustro e gloria alla piccola Danimarca che continua a proteggere e mantenere viva la sua preziosa eredit\u00e0 culturale. Ancora oggi tutti i bambini danesi crescono leggendo le sue fiabe, il regalo tradizionale per ogni battesimo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Entusiasmo e malinconia, coraggio e paura, creativit\u00e0 e solitudine: sono tante le sfumature anche discordanti di un personaggio dall\u2019aspetto sgraziato ma dalla fantasia inesauribile: Hans Christian Andersen ha scritto racconti, poesie, romanzi, resoconti di viaggi e soprattutto fiabe, tra le pi\u00f9 lette e tradotte nel mondo, con diversi adattamenti per il cinema e il teatro&#8230;.<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":217,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-216","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-senza-categoria"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/216","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=216"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/216\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":219,"href":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/216\/revisions\/219"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/217"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=216"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=216"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=216"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}