{"id":15,"date":"2023-05-30T09:31:17","date_gmt":"2023-05-30T07:31:17","guid":{"rendered":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/?page_id=15"},"modified":"2026-01-23T15:03:44","modified_gmt":"2026-01-23T14:03:44","slug":"recensioni-in-pillole","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/?page_id=15","title":{"rendered":"Recensioni in pillole"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-5ebdf14ab5b1fdf4a9ece82227d691e8\"><strong>Letteratura &amp; Cinema<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8220;LA DONNA DI ALTAIR&#8221; di Leigh Brackett, 2025 (Galaad edizioni)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Una sorprendente novella apparsa per la prima volta nel 1951 su una rivista americana di fantascienza e solo adesso tradotta da Katia Zoffoli per Galaad edizioni, ma cos\u00ec attuale che sembra scritta oggi, metafora perfetta del mondo in cui viviamo: \u201cLa donna di Altair\u201d di Leigh Brackett, autrice di vari romanzi e di numerosi testi per la radio, la televisione e il cinema, come la sceneggiatura de &#8220;L&#8217;impero colpisce ancora&#8221; per il ciclo Guerre stellari. In questa storia ci porta sempre verso mondi lontani, nello spazio, ma anche dentro i mondi pi\u00f9 complessi della psiche e dei rapporti umani: Rafe McQuarrie \u00e8 il primogenito di una dinastia pioniera nei viaggi spaziali, ma in seguito a un incidente \u00e8 costretto a rimanere sulla Terra mentre il fratello minore David continua a esplorare le stelle. Al ritorno da una missione su Altair, David riporta con s\u00e9 Ahrian e la presenta come sua moglie, una misteriosa e malinconica aliena con i capelli e gli occhi color ametista, che suona melodie stranianti e canta canzoni senza parole. Ma da quel momento nulla sar\u00e0 come prima.<\/p>\n\n\n\n<p>La Brackett ribalta ogni aspetto non solo su tematiche come la violenza domestica, il colonialismo, la corsa alla conquista dello spazio, l\u2019identit\u00e0 di genere, i rapporti di famiglia, ma anche sugli stessi protagonisti: David \u00e8 un coraggioso esploratore o un dominatore senza scrupoli? Rafe \u00e8 il primogenito sfortunato o l\u2019uomo libero che ha scelto di affrancarsi dalle aspettative famigliari? Ahrian \u00e8 l\u2019affascinante straniera o l\u2019estranea disturbante? \u00c8 lei soprattutto il fulcro di questa magnifica storia: all\u2019inizio ci viene presentata come il tesoro conquistato da David, piccola e fragile come una bambina, esotica e affascinante. Poi inizia ad emergere la sua stranezza nello sguardo, nei gesti, provoca disagio perch\u00e9 in fondo contesta la normalit\u00e0, simboleggia la ribellione. Infine \u00e8 il corpo di una vittima da ferire, escludere, spezzare. Siamo nel 1951 e la scrittrice porta avanti idee innovative: definisce l\u2019altro non come simbolo di malvagit\u00e0, riconosce a un\u2019aliena un\u2019appartenenza di genere e infine mette in discussione il luogo comune dell\u2019invasione extraterrestre: non sono gli alieni a invaderci ma i terrestri a colonizzare e distruggere, smascherando il capitalismo spaziale, l\u2019imperialismo, l&#8217;ossessione di conquista e offrendo una &#8220;potente versione deviante ed eretica&#8221; della femminilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8220;SPETTRI DIAVOLI CRISTI NOI&#8221; di Riccardo Ielmini, 2025 (Neo edizioni)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Non mi stupisce che abbia vinto su centinaia di inediti del concorso di narrativa della casa editrice abruzzese e non mi stupisce che gli stessi editori della Neo, come hanno scritto in un post, dopo averlo letto abbiano esclamato \u201c\u00e8 lui!\u201d come un&#8217;illuminazione anzi, una folgorazione. Perch\u00e9 riesce ad essere tante cose insieme, in perfetta armonia, \u00e8 un viaggio tra realt\u00e0 e simbolismo che cambia di continuo, anche punti di vista; per la scrittura magnetica, una lingua che a volte si chiude, si fa scarna, cruda, e altre volte si apre e respira, diventa lirica, commovente; per i tanti personaggi, alcuni appaiono e scompaiono come fantasmi ma restano nel cuore, con al centro la <em>confraternita<\/em>, cinque ragazzini che in sella alle loro biciclette girano nel paese chiamato la Contea, un luogo preciso eppure simbolico, fuori dal tempo e dallo spazio, fatto di boschi, antiche chiese, messe nere, frequentato da tossici votati alla malora, albanesi, contrabbandieri, vecchie che mettono in guardia sul diavolo, satana, l\u2019anticristo&#8230; e poi l\u2019Altissimo, spettri, streghe&#8230; Insomma, da un lato \u00e8 un romanzo che pare un incantesimo, dall\u2019altro per\u00f2 riesce ad essere una riflessione sul male, la fragilit\u00e0, il sacro, i rimpianti, sulla giovent\u00f9 come stagione irripetibile della vita fatta di desideri e velleit\u00e0 che poi infiacchiscono con l\u2019et\u00e0 adulta. Un romanzo straordinario, originale, commovente, che resta dentro per giorni anche dopo aver chiuso l&#8217;ultima pagina: &#8220;\u00e8 come un sogno che si dilegua al mattino ma lascia una traccia nell\u2019aria, una bava di lumaca che resta e brilla come un diamante nella prima luce del giorno\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8220;L&#8217;EREDE&#8221; film di Xavier Legrand (2023)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Una folgorazione. Questo piccolo film sconosciuto, visto per caso in una sera pigra e piovosa, \u00e8 tratto dal romanzo del francese Alexandre Postel, tradotto in Italia dalla minimum fax. Il titolo &#8220;L&#8217;erede&#8221; \u00e8 secco, diretto, una parola sola compatta come una pietra e in effetti quella che all&#8217;inizio pensi sia la solita storia di un figlio andato via di casa che torna per il funerale del padre e deve fare i conti col passato, diventa dura e violenta proprio come un masso. Non sappiamo perch\u00e9 al tempo \u00e8 fuggito di casa, perch\u00e9 non si vedevano e parlavano da anni, perch\u00e9 non prova dolore e non vede l&#8217;ora di tornare nel suo mondo, l&#8217;unica cosa che dice \u00e8 &#8220;ho fatto di tutto per non essere come lui&#8221;, ed \u00e8 sempre stato questo il suo terrore: assomigliargli, perpetuare la colpa, ereditare il carattere paterno, la sua essenza malefica. Ma appena entra nella casa d&#8217;infanzia e inizia a rovistare tra oggetti e stanze, veniamo inghiottiti in una voragine, la realt\u00e0 non fa che confermare la sua ossessione, \u00e8 una lenta discesa nell&#8217;orrore dove non c&#8217;\u00e8 redenzione n\u00e9 salvezza.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 questa la &#8220;successione&#8221;, lui \u00e8 l&#8217;erede, non come stilista a Parigi ma nel Canada del padre, a cui una catena invisibile l&#8217;ha tenuto legato e dove la sua morte riesce in un colpo solo ad azzerare la conquista di libert\u00e0, di indipendenza e successo, mettendo in moto un percorso di autodistruzione che non pu\u00f2 essere fermato. Come in una tragedia greca quando si cerca di sfuggire al fato, pensando che la lontananza cancelli il vaticinio, e invece non si fa che confermarlo. Perch\u00e9 il destino \u00e8 ineluttabile e aspetta sempre paziente l&#8217;eroe <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" height=\"16\" width=\"16\" alt=\"\u2764\ufe0f\" src=\"https:\/\/z-p3-static.xx.fbcdn.net\/images\/emoji.php\/v9\/t6c\/1\/16\/2764.png\"><\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8220;ORBITAL&#8221; di Samantha Harvey, 2025, Booker Prize (NNE)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 facile parlare di questo libro &#8211; che ha appena vinto il Booker Prize &#8211; tanti sono i pensieri, le emozioni e gli spunti che mette in moto e che poi rimangono a galleggiare nella tua testa, come la navicella spaziale al centro della storia.<br>Da un lato c&#8217;\u00e8 la bellezza concreta delle immagini, delle metafore, di una scrittura che brilla e seduce come la Via Lattea, &#8220;una scia fumante di polvere da sparo in un cielo di seta&#8221;; dall&#8217;altro c&#8217;\u00e8 una sorta di bellezza <em>ultraterrena<\/em>, qualcosa di etereo, sublime, come il panorama che vedono i sei astronauti viaggiando nel cuore del cosmo, diversi per nazionalit\u00e0, ruolo e carattere, eppure un unico corpo, una sorta di famiglia acquisita con una quotidianit\u00e0 scandita da sonno e veglia, esperimenti e visioni. Da un lato c&#8217;\u00e8 la terra maestosa e lucente, senza confini n\u00e9 guerre, solo terra e acqua vista dallo spazio; e dall&#8217;altro una terra che porta i segni dell&#8217;avidit\u00e0 e del potere dell&#8217;uomo, che l&#8217;ha spezzettata e ha cambiato, plasmato e inquinato tutto, foreste, mari, coste, poli, ghiacciai, cieli.<br>Insomma, c&#8217;\u00e8 tutto e il suo contrario, una storia senza una trama vera e propria eppure avvincente, che commuove e incanta, e alla fine quello che resta \u00e8 l&#8217;idea che la vita vista da lass\u00f9, con le sue meraviglie e le fatiche e le lacune, non \u00e8 che una piccola zuffa, un minidramma, un&#8217;esplosione d&#8217;estate che passa in fretta.<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8220;SHITT&#8217;S CREEK&#8221; serie tv canadese (in Italia dal 2021)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ho iniziato a vederla per caso, una sera d&#8217;inverno a casa con l&#8217;influenza, e non ho pi\u00f9 smesso! Spassosa, dissacrante, scorretta, un tesoro stupefacente di comicit\u00e0 e intelligenza creato dal canadese Dan Levy e dal padre Eugene Levy, che una volta trasmesso in Europa ha riscosso un successo travolgente, culminato nella vittoria degli Emmy in tutte e sette le categorie comiche per la sua ultima stagione. La storia ruota attorno ai Rose, una snob e ricchissima famiglia composta dal padre Johnny, la madre Moira e due figli, David e Alexis; a causa di una truffa finanziaria ordita dal commercialista, perdono tutto il loro smisurato patrimonio: l&#8217;unica propriet\u00e0 che rimane \u00e8 una piccola cittadina provinciale e proletaria, Schitt&#8217;s Creek appunto, che Johnny aveva comprato decenni prima solo per vincere una scommessa col figlio e di cui si era completamente dimenticato. Catapultati in un mondo spartano e all&#8217;inizio incomprensibile, senza agi n\u00e9 amici, in un motel scalcinato e con un misero mensile da disoccupato per il padre, i Rose inizialmente provano a rivendere la citt\u00e0 per poi ambientarsi e rimanere, cos\u00ec da rifarsi una vita. Un vero gioiello narrativo fatto di personaggi esagerati, situazioni assurde, battute taglienti, continui giochi di parole e soprattutto una grande profondit\u00e0, rara nelle commedie: tutti i personaggi, inizialmente arroganti, viziati e naif, compiono un&#8217;evoluzione significativa in termini di adattamento ed empatia. Un vero colpo di fulmine che brucia intenso come le puntate: scorrono via velocissime come uno schiocco di dita, tra stupore, sorprese e risate.<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color\"><strong>&#8220;TRUST&#8221; di Hernan Diaz, 2022, Premio Pulitzer (Feltrinelli)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il Pulitzer \u00e8 uno dei pochi premi onesti e <em>affidabili<\/em>, lo hanno vinto autori come Faulkner, Roth, Eugenides, McCarthy, e a volte non viene neanche assegnato. Sono sempre romanzi corposi, profondi, come Trust di Hernan Diaz, un cinquantenne americano che aveva sfiorato il Pulitzer gi\u00e0 con il romanzo d&#8217;esordio e con questo secondo lo vince. Un libro che fa pensare a quelle piante grasse dette succulente perch\u00e9 hanno la capacit\u00e0 di immagazzinare acqua, amministrarla e poi distribuirla con cura, che si ergono in tutta la loro fierezza indipendente, libere da mode, apparenza, furbizia di forme e accessori, un po&#8217; spigolose, autosufficienti. L&#8217;autore ricostruisce pezzo per pezzo la verit\u00e0 come fosse un mosaico, ma esiste una sola verit\u00e0? La stessa storia \u00e8 raccontata attraverso vari punti di vista, e su tutto la manipolazione della realt\u00e0, il potere del denaro, la sopraffazione. <\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8220;ANATOMIA DI UNA CADUTA&#8221; di Justine Triet (2023)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;La vita \u00e8 un caos in cui tutti siamo persi&#8221; dice la regista Justine Triet, Palma d&#8217;oro a Cannes, e in fondo lo \u00e8 anche la verit\u00e0, caotica e inafferrabile, dipende da che lato la guardi o quale decidi di scegliere.<\/p>\n\n\n\n<p>Una moglie un marito un figlio, questi i semplici personaggi, eppure la storia ti passa sopra come un <a><\/a>carro armato, sorprende, inquieta, non riesci a scrollartela di dosso&#8230; una scrittrice famosa sfrutta la sua vita e, con leggerezza indifferente, le idee del marito per scrivere romanzi di successo, un marito che vorrebbe scrivere anche lui ma non trova tempo n\u00e9 spazio visto che, in un capovolgimento dei ruoli, bada alla casa e al loro figlio cieco per un incidente. All&#8217;inizio del film l&#8217;uomo viene trovato morto tra la neve: si \u00e8 gettato dalla finestra o \u00e8 stato ucciso? L&#8217;unico testimone \u00e8 appunto il bambino.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la domanda \u00e8 un&#8217;altra: ci pu\u00f2 essere una sola verit\u00e0? Cosa possiamo conoscere degli altri? E anche chi ha il potere di decidere qual \u00e8 la verit\u00e0, quanto viene influenzato dai suoi interessi? Un film che non \u00e8 un thriller, non \u00e8 un dramma legale n\u00e9 una tragedia in senso stretto, eppure \u00e8 tutte queste cose insieme, \u00e8 un&#8217;indagine sui rapporti, i giudizi, le convinzioni, sul cadere soprattutto, perch\u00e9 la vita \u00e8 questo: un cadere continuo, cadere risollevarsi e cadere di nuovo, in un ciclo infinito, e anche chi dal di fuori appare forte e incrollabile, pu\u00f2 darsi che dentro sia a pezzi.<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8220;LONESOME DOVE&#8221; di Larry McMurtry, 1986, Premio Pulitzer (Einaudi)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p> \u00c8 sempre stato facile parlare dei libri che mi appassionano, ma stavolta faccio fatica a mettere ordine nel vortice di emozione e stupore che mi ha risucchiato leggendo &#8220;Lonesome Dove&#8221; di Larry McMurtry grazie al consiglio di Enrico Macioci che una volta lo ha definito uno dei capolavori assoluti della letteratura mondiale. Ed \u00e8 cos\u00ec. Credo di non aver mai letto niente di tanto stupefacente e di cos\u00ec perfetto, ogni pagina (e ne sono quasi mille!) mi toglie il fiato, soprattutto i due vecchi Texas Ranger, Call e Gus, che lasciano questo sparuto paesino che d\u00e0 il nome al romanzo e partono alla volta del Montana insieme ad altri cowboy e a una mandria di bovini, un viaggio attraverso un paesaggio selvaggio e violento, maestoso e poetico, come i cuori dei personaggi che lo attraversano. \u00c8 un romanzo western, eppure ogni definizione sembra riduttiva perch\u00e9 in realt\u00e0 racconta la vita cos\u00ec com&#8217;\u00e8, nel senso pi\u00f9 pieno, fatta di paura, dolore, polvere, violenza, amore, vendetta, crudelt\u00e0, sporcizia, rimpianto.<\/p>\n\n\n\n<p>La mia ammirazione per McMurtry \u00e8 smisurata, ha una tale maestria che a ogni scena ti chiedi: ma come fa? Come gli viene in mente? Sembra tutto cos\u00ec semplice e giusto, ma tu non ci avresti mai pensato e alla fine arrivi persino a domandarti perch\u00e9 la gente &#8220;normale&#8221; dovrebbe scrivere se esistono capolavori cos\u00ec inarrivabili. \u00c8 anche vero che l&#8217;enorme talento di pochi non ha mai scoraggiato gli altri, che continueranno a scrivere storie perch\u00e9 tutti cercano di fare del proprio meglio in quello per cui si sentono portati, al di l\u00e0 dei risultati, ma davvero l&#8217;incontro con certi romanzi destabilizza&#8230; e al contempo ti d\u00e0 una gioia sconfinata come le pianure dove pascolano i bisonti, e una tristezza cupa come alla morte di una ragazzina scalza o di un ragazzo che di notte cantava alla mandria.<\/p>\n\n\n\n<p>Un romanzo che travolge, stordisce e ammalia come un colpo di fulmine, un libro che ne contiene altri dieci, un inno alla libert\u00e0, al coraggio e all&#8217;immaginazione di cui oggi abbiamo bisogno un po&#8217; tutti <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" height=\"16\" width=\"16\" alt=\"\u2764\ufe0f\" src=\"https:\/\/static.xx.fbcdn.net\/images\/emoji.php\/v9\/t6c\/1\/16\/2764.png\"><\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8220;L&#8217;ULTIMA COSA BELLA SULLA FACCIA DELLA TERRA&#8221; di Michael Bible, 2023 (Adelphi)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ha il respiro breve e intenso di una poesia, \u00e8 un viaggio dolente dentro vite segnate dalla &#8220;Costante&#8221;, una sensazione a met\u00e0 fra struggimento e terrore, raccontato con un linguaggio scarno eppure incendiario, frasi brevissime come piccoli fuochi che ti bruciano dentro. Siamo ad Harmony, nel sud degli Stati Uniti, e il giovane Iggy un giorno entra in chiesa con una tanica in mano per darsi fuoco ma la tanica si rovescia, il fiammifero cade a terra e nel rogo muoiono 25 fedeli. Anni dopo quel lutto impregna ancora tutti, punti di vista diversi di una stessa storia, un coro di voci tra cui spicca quella magnetica e struggente del colpevole che in prigione, in attesa della morte, vorrebbe solo fare in tempo a osservare dalla finestra il cadere dei fiori di corniolo come l&#8217;ultima cosa bella sulla faccia della terra&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Non leggevo un romanzo cos\u00ec commovente da non so quanto tempo, una riflessione sulla vita che tradisce tutti, sul senso di vuoto, sul tempo e la transitoriet\u00e0, sulle persone che ami e che spariscono d&#8217;improvviso, sulle crepe e le fragilit\u00e0, su certi luoghi pieni di ombre in cui i destini sono segnati fin dall&#8217;inizio e non c&#8217;\u00e8 niente che si possa fare per cambiarli. Una scrittura cos\u00ec essenziale, e per questo potentissima, fa in modo che ogni lettore la &#8220;riempia&#8221; con il suo di dolore, e alla fine del libro c&#8217;\u00e8 una tale compenetrazione che ti sembra di stare l\u00ec, ad Harmony, con il tuo carico di pena e di ricordi.<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8220;JUNG E&#8221; di Yeon Sang-ho (2023)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 difficile ormai che un film su un ipotetico futuro riesca a dire qualcosa di originale rispetto a quanto gi\u00e0 raccontato in mille forme e linguaggi, eppure i coreani ci sono riusciti realizzando un piccolo gioiello di fantascienza, che poi fantascienza non \u00e8 perch\u00e9 \u00e8 una storia che parla di noi, del nostro presente, di come siamo e come potremmo essere domani. Il film immagina un mondo in cui le persone che stanno per morire vengono clonate: mentre i ricchi ottengono per i loro cloni il rispetto della privacy e della dignit\u00e0, chi non ha possibilit\u00e0 economiche viene utilizzato e sfruttato a piacimento, condannato di fatto a ogni utilizzo o esperimento&#8230; come il clone della soldatessa Jung-e, considerata imbattibile, che viene torturata, fatta a pezzi e uccisa di continuo per trovare anche la pi\u00f9 piccola falla al sistema e produrre un esercito di sue copie che sia assolutamente perfetto. Una storia che ci inghiotte man mano che va avanti, emozionante e sorprendente, piena di riflessioni sulla vita, sui diritti nell&#8217;era digitale, sulla paura della morte, e che alla fine non \u00e8 altro che la commovente celebrazione del potere dell&#8217;umanit\u00e0, dei ricordi, dei legami e delle emozioni soprattutto, il solo dono che ci rende unici e memorabili.<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8220;INVENTARIO DI QUEL CHE RESTA DOPO CHE LA FORESTA BRUCIA&#8221; di Michele Ruol, 2024 (TerraRossa)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>TerraRossa \u00e8 una delle case editrici indipendenti che ammiro di pi\u00f9, ho anche intervistato Giovanni Turi, letto moltissimi libri tra quelli pubblicati. Quando \u00e8 arrivato questo romanzo di Michele Ruol l&#8217;ho letto in un giorno, e non lo dico come vanto ma per dare il senso di una storia in cui ogni parola, ogni descrizione, ogni oggetto del suo inventario del dolore si fa strada dentro di te e invade tutto, come una piena in una casa al piano terra: striscia lungo il pavimento, occupa le stanze, sale sui muri. Un dolore asciutto, centellinato, senza fronzoli, e per questo struggente. Nella vita ci sono momenti traumatici, incomprensibili, inaccettabili, e gli oggetti si fanno memoria di una quotidianit\u00e0 che non esiste pi\u00f9. Dopo, come riuscire ad affrontarla? Come riempire la crepa sottile e abissale che segna il perimetro della tua vita? Come sopravvivere?<\/p>\n\n\n\n<p>Un libro prezioso come un gioiello per innovazione, talento, profondit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8220;APPETRICCHIO&#8221; di Fabienne Agliardi, 2023 (Fazi)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Uno dei romanzi pi\u00f9 spassosi, originali e brillanti che abbia letto negli ultimi anni, Fabienne Agliardi ha una fantasia cos\u00ec scoppiettante da stupirti a ogni pagina. Siamo in un paesino immaginario del sud, senza strade e automobili e collegato al mondo &#8220;laff\u00f2ra&#8221; da un ponte malfermo; ci vive una manciata di abitanti, tenacemente fedeli a tradizioni e riti antichi, e a volte si aggiunge una famiglia di &#8220;furestici&#8221; che crea quel contrasto cos\u00ec divertente tra modernit\u00e0 e <a><\/a>conservazione, innovazione e lentezza. Un paese inventato che diventa universale perch\u00e9 rappresenta il posto del cuore di ognuno di noi, mi ha fatto pensare a quei minuscoli borghi del nostro Abruzzo, stretti tra il mare e la montagna, circondati da boschi, arcaici, isolati, tenuti in vita da pochi abitanti che resistono alle incursioni del tempo e del mondo esterno. Tra scene esilaranti e personaggi indimenticabili, la meraviglia \u00e8 soprattutto nella lingua piena di trovate geniali, perch\u00e9 in fondo il dialetto \u00e8 la radice, esprime il sentimento, l&#8217;intimit\u00e0 delle cose, il senso della comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;I luoghi dove siamo nati ritornano&#8221;, diceva Daisy Johnson, creano mappe incise sulla pelle che definiscono la nostra identit\u00e0 e rimangono sempre l\u00ec, a indicarci la strada di casa.<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8220;IL BUIO DELLE TRE&#8221; di Vladimir Di Prima, 2023 (Arkadia)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ho &#8220;conosciuto&#8221; Vladimir Di Prima da Arkadia editore alla fiera del libro di Roma e l&#8217;ho scelto d&#8217;istinto perch\u00e9 \u00e8 siciliano &#8211; degli isolani mi incuriosisce da sempre il punto di vista sul mondo &#8211; e per la copertina del suo libro, in cui campeggia la foto di Giuseppe Lo Piccolo e il titolo asciutto e suggestivo. L&#8217;ho letto in un giorno, divertita, commossa, rapita. Una storia coraggiosa e dolente, ironica e amara in cui il protagonista Pinuccio Badal\u00e0, nella cornice di varie vicende storiche che scorrono negli anni, porta avanti con ostinato ardore e instancabile strategia la sua ossessione di diventare uno scrittore, rivelando di fatto un mondo editoriale in declino per etica, qualit\u00e0 e ideali, &#8220;come la prua di una nave gi\u00e0 sul fondo dei mari&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Per dirla con Neruda, le parole di Vladimir cantano, brillano, seducono, e Pinuccio diventa un antieroe magnifico e &#8220;sacro&#8221; nella sua parabola discenditiva tra illusioni e delusioni, personaggi grotteschi e situazioni esilaranti, un perdente combattivo e incosciente che per\u00f2 rifulge di quella luce che solo i sognatori possiedono.<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8220;STO PENSANDO DI FINIRLA QUI&#8221;<\/strong> <strong>di Charles Stuart Kaufman (2020)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Kaufman \u00e8 un genio. Dopo &#8216;Essere John Malkovich&#8217; e &#8216;Se mi lasci ti cancello&#8217; (traduzione orribile di Eternal sunshine of the spotless mind) firma un altro gioiello, poetico visionario impavido.<\/p>\n\n\n\n<p>Un flusso di coscienza solo apparentemente confuso, una lotta tra ci\u00f2 che \u00e8 stato e ci\u00f2 che avrebbe potuto essere, un mosaico scomposto fatto di ricordi, fantasmi, desideri infranti, errori commessi, opportunit\u00e0 perdute, amori sognati, uno sguardo colmo di rimpianto a un passato mai avvenuto. In Kaufman non contano gli eventi e la chiarezza della trama, ma le emozioni che ci investono come la bufera di neve del film, gli spunti che germinano nella mente dello spettatore, che vaga in un labirinto in cui si perde e commuove a ogni passo. E quando arriva alla fine, cos\u00ec struggente, vorrebbe persino tornare indietro e ricominciare il viaggio da capo. Insomma, tutto quello che il cinema dovrebbe essere: un sogno da cui non vorremmo svegliarci che ci riempie di stupore.<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8220;I MIEI STUPIDI INTENTI&#8221; di Bernardo Zannoni, Premio Campiello 2022 (Sellerio)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ho sempre provato una grande ammirazione per il talento, quello puro, folgorante. Il talento che non deve affinarsi col tempo, fare i conti con la fatica, le prove, le delusioni, i piccoli passi incerti, ma nasce gi\u00e0 compiuto, perfetto; che appena decide di buttare gi\u00f9 una storia, la rende un capolavoro di profondit\u00e0, intelligenza e umanit\u00e0. Non leggevo un libro con tanto stupore da non so quanto tempo, ho divorato pagina dopo pagina la storia malinconica e crudele di una faina zoppa che prende coscienza dello scorrere del tempo, del potere della scrittura, delle verit\u00e0 e delle illusioni dell&#8217;esistenza, dolorosa ed effimera, dei dubbi e dei sensi di colpa. Il romanzo d&#8217;esordio di questo ragazzo di 26 anni dai riccioli e l&#8217;aria svagata, che sembra a suo agio tra i grandi scrittori senza dare peso al successo, \u00e8 di una bellezza quasi commovente capace di rendere trito e stantio tutto quello che lo circonda.<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8220;FERROVIE DEL MESSICO&#8221; di Gian Marco Griffi, finalista Premio Strega 2023 (Laurana)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Adoro le storie che &#8220;sulla carta&#8221; hanno poche possibilit\u00e0 di farcela &#8211; nello sport, nell&#8217;arte, nel sociale &#8211; eppure ottengono successo e riconoscimenti. <em>Eppure<\/em>. Adoro le storie che partono da qui. Vincono grazie al talento, al coraggio, al passaparola, a un po&#8217; di fortuna e alla fiducia di qualcuno che ne sostiene i primi passi. \u00c8 il caso di &#8220;Ferrovie del Messico&#8221; di Gian Marco Griffi, scelto dall&#8217;editore Laurana che ci ha creduto, nonostante lo strano titolo che c&#8217;entra poco con la trama e la lunghezza di 800 pagine, e ne ha pubblicate poche decine di copie&#8230; poi, grazie al potentissimo passaparola dei lettori, \u00e8 arrivato a venderne migliaia, ad avere una dozzina di edizioni e a rientrare tra i 12 finalisti al Premio Strega. Un romanzo che mi ha divertita, stupita, emozionata, risucchiata nel labirinto di un&#8217;epica tragicomica in cui personaggi e storie si moltiplicano pagina dopo pagina in una lingua quasi parlata ma letteraria e coltissima. Se fossi un giurato dello Strega lo farei vincere anche solo per il gusto di rendere questa storia ancora pi\u00f9 straordinaria, per celebrare il merito a dispetto del potere, la bellezza contro la fama, e per dimostrare che tutto quello che viene prima di &#8220;eppure&#8221; non conta niente.<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8220;GIRI\/HAJI &#8211; DOVERE \/ VERGOGNA&#8221; serie tv anglogiapponese (2019)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Le storie strane e sconosciute mi danno spesso soddisfazione, come questa serie anglogiapponese &#8220;Giri\/Haji&#8221;, Dovere e Vergogna, un thriller costruito come una matrioska che si smonta e poi si ricompone in modo diverso, nasconde e poi rivela sempre qualcosa di nuovo, e ogni volta \u00e8 un sussulto di stupore&#8230; ma la mal\u00eca \u00e8 tutta nei personaggi: da Kenzo, con il suo aplomb stralunato di poliziotto giapponese mandato nel caos di Londra e diviso tra dovere e affetti, al fratello sicario Yuto, che in realt\u00e0 agisce solo in nome dell&#8217;amore, a Rodney, un cinico e spassoso gigol\u00f2 in cerca di redenzione, a Sarah, la poliziotta scozzese isolata e tradita ma che continua a crederci nonostante tutto, fino alla figlia nerd di Kenzo, timida e in cerca di se stessa che d\u00e0 il suo meglio negli scambi con il padre, piccoli gioielli di arguzia e imprevedibilit\u00e0. In pratica una sorta di famiglia disfunzionale, bizzarra, stonata eppure unitissima, che va avanti zoppicando e sembra sempre sul punto di cadere ma nella scena finale trova una dimensione onirica e poetica che da sola vale tutte le puntate.<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8220;IL MOVENTE&#8221; (El autor) di Manuel Mart\u00ecn Cuenca (2017)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Riesco a scovare uno di quei piccoli film sconosciuti che mi danno tanta soddisfazione, un gioiello di humour nero, intelligenza e cattiveria. Il protagonista \u00e8 un uomo senza qualit\u00e0, fa un lavoro avvilente e arido, sua moglie lo tradisce e ha pubblicato un romanzo diventato un best seller, e lui vive con l&#8217;ossessione di diventare uno scrittore di successo, vuole scrivere un romanzo epocale, di quelli che lasciano il segno, ma non ha alcun talento n\u00e9 tantomeno fantasia e creativit\u00e0. Cos\u00ec, trasferitosi in una nuova casa, inizia a spiare i vicini per trarne ispirazione, mente, manipola, inganna, distorcendo le loro vite per farne materia narrativa. L&#8217;insospettabile lato oscuro di un uomo mediocre. Una storia che diventa una riflessione amara e cinica sulla creazione, sul rapporto tra finzione e realt\u00e0, sul successo a tutti i costi, sulla deriva morale, sull&#8217;incapacit\u00e0 di accettare i propri limiti e sul desiderio di fama come unica via per illuminare una vita opaca anche a costo del male, fatto e ricevuto. Un male preciso, pianificato e profondo che smonta tutto e tutti &#8220;con le sue dita da orologiaio&#8221; per dirla con Amos Oz.<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8220;LA PAZIENTE SILENZIOSA&#8221; di Alex Michaelides 2019 (Einaudi)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il romanzo di Alex Michaelides, un esordio da milioni di copie di un autore amante di miti greci e di Hitchcock, non \u00e8 stato un colpo di fulmine, anzi parte lentamente, ti dici &#8220;leggo qualche pagina, vado un po&#8217; avanti&#8221; e dopo ore sei ancora con il libro in mano risucchiato come dalle sabbie mobili. Forse sono di parte perch\u00e9 da sempre mi appassionano i romanzi psicologici e capire come la realt\u00e0, l&#8217;ambiente e la famiglia influenzano la nostra psiche, ma questo \u00e8 davvero un gioiello di suspense e intreccio, con un protagonista al tempo stesso medico e paziente, un presente che sembra passato e viceversa, e una scrittura senza orpelli o artifici e per questo efficace, arriva dritta alla mente e la risucchia piano piano con metodo e costanza. La storia spiazzante e il geniale colpo di scena finale raggiungono l&#8217;obiettivo desiderato, soprattutto in questo periodo: trasportarti in un altrove che cattura e ipnotizza.<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8220;SENZA DISTURBARE I TULIPANI&#8221; di Federico Guerri 2022 (Spartaco)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Grazie a Ugo Di Monaco, editore raffinato e innovativo, e grazie a Federico Guerri per aver scritto un gioiello di rara ironia e sensibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Adolescenti con una delicatezza d&#8217;animo nascosta giusto un passo dietro l&#8217;apparenza e tutto il futuro da realizzare, incontrano anziani che hanno solo il passato a cui aggrapparsi, un incontro sul terreno comune dell&#8217;ascolto, della memoria, delle storie, della condivisione&#8230; una storia in cui ricordi e gentilezza cancellano la distanza tra generazioni, schivano pregiudizi e luoghi comuni, diventando cos\u00ec la base del futuro di una comunit\u00e0. Quei libri che, come diceva Pietro Citati, raccolgono quanto c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9 prezioso nella vita.<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8220;IL POTERE DEL CANE&#8221; di Jane Campion (2021)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il potere del cane \u00e8 il titolo di un romanzo di Thomas Savage e la citazione di un salmo della Bibbia, si riferisce alla capacit\u00e0 dei ricchi e potenti di tormentare e sottomettere i deboli, e nel suo ultimo film, Leone d&#8217;argento a Venezia, Jane Campion si chiede: \u00e8 un potere imbattibile o vulnerabile? Da un lato ci sono due fratelli diversissimi, uno carismatico e crudele e l&#8217;altro sottomesso e taciturno, poi una vedova fragile e suo figlio, un ragazzino strano e apparentemente debole; dall&#8217;altro laghi, colline e pianure del Montana, questi spazi sconfinati, suggestivi, ipnotici quasi. Una natura selvaggia e libera contro anime prigioniere e dolenti, incapaci di essere se stesse.<\/p>\n\n\n\n<p>Un film che in realt\u00e0 non \u00e8 un colpo di fulmine&#8230; anzi, una volta finito rimani l\u00ec a chiederti se ti \u00e8 piaciuto o meno, eppure \u00e8 come un veleno, entra dentro, si espande lentamente e si sedimenta, cominci a pensarci, ci rifletti per ore, non ne esci. E in fondo \u00e8 proprio quello che vorrebbe chi racconta una storia: che rimanga come un chiodo conficcato in un fianco.<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8220;BECKETT&#8221; di Ferdinando Cito Filomarino (2021)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;ho scelto per il titolo, omaggio a Beckett, per le musiche di Sakamoto, per il regista che \u00e8 italiano e per l&#8217;attore John David Washington che avevo scoperto nel magnifico Malcom &amp; Marie. Sembra un thriller degli anni &#8217;70 con un po&#8217; di Hitchcock e un po&#8217; di Kafka, eppure cos\u00ec attuale nell&#8217;odissea di un uomo qualunque che passa da turista felice e innamorato a straniero perseguitato senza sapere il perch\u00e9, in un mondo esasperato e corrotto in cui la politica, invece di proteggere, crea il male e istiga alla violenza per interesse personale. Un eroe per caso con un dolore dentro con cui alla fine dovr\u00e0 fare i conti&#8230; anche se i conti, lo dico sempre, raramente tornano quando si ha a che fare con i rimpianti e le sottrazioni che la vita ci riserva.<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8220;UNA INTIMA CONVINZIONE&#8221; di Antoine Raimbault (2018)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mi piace scovare piccoli film poco conosciuti: &#8220;Una intima convinzione&#8221;, il gioiello d&#8217;esordio del francese Raimbault, non \u00e8 un giallo, non \u00e8 un film giudiziario, non \u00e8 una storia sul potere dei media, eppure \u00e8 tutte queste cose insieme. In un mondo che ormai va avanti per certezze granitiche, pregiudizi e intolleranze, \u00e8 un inno al dubbio, la celebrazione del &#8216;forse&#8217;: tra chi giudica, chi condanna anche senza prove, chi segue ciecamente le regole rinunciando a riflettere o a seguire l&#8217;istinto, c&#8217;\u00e8 chi invece combatte perch\u00e9 quel dubbio resti e prenda spazio e venga protetto. Ed \u00e8 disposto a pagarne le conseguenze, sempre alte quando si tratta di principi e libert\u00e0 di pensiero. Nonostante sia tratto da una storia vera, \u00e8 un film che non vuole dimostrare niente ma solo celebrare l&#8217;importanza delle domande.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Letteratura &amp; Cinema &#8220;LA DONNA DI ALTAIR&#8221; di Leigh Brackett, 2025 (Galaad edizioni) Una sorprendente novella apparsa per la prima volta nel 1951 su una rivista americana di fantascienza e solo adesso tradotta da Katia Zoffoli per Galaad edizioni, ma cos\u00ec attuale che sembra scritta oggi, metafora perfetta del mondo in cui viviamo: \u201cLa donna&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-15","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/15","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=15"}],"version-history":[{"count":37,"href":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/15\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":561,"href":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/15\/revisions\/561"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/roberta.dipascasio.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=15"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}